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«Ciotto è la trascrizione italiana del giapponese “ちょっと”, una parola che può assumere diversi significati a seconda del contesto. Generalmente indica una piccola quantità, ma può essere anche utilizzata per rendere più gentile un’altra parola, come intercalare per ammorbidire il tono di una frase, o ancora, per sospendere il tempo del discorso e permettere a chi parla e a chi ascolta di riflettere, senza invadere lo spazio dell’altro.

Questi sono solo gli usi più diffusi, in realtà ne esistono anche altri. È una parola che racconta molto della cultura del mio paese e che mi piace proprio perché è semplice ma con tante sfumature. Ho pensato che potesse essere il nome giusto per il luogo che avevo in mente: essenziale ma accogliente, con una cucina immediata nell’impatto - fatta con materie prime semplici - ma ricca di suggestioni e riferimenti culturali».

- Gen Ohhashi.

 
ciotto bere e mangiare

Locale raccolto, minimalista nell’estetica e caloroso nell’accoglienza, ciotto bere e mangiare propone una cucina che contiene un po’ di Italia e un po’ di Giappone ma che programmaticamente rifiuta di essere fusion. Una cucina in cui - un po’ come nella parola “ciotto” - più sfumature coesistono e, a seconda della preparazione, una può prevalere temporaneamente sulle altre.

Ciotto si trova a Milano, in Via Nino Bixio 21, in zona Porta Venezia.

 
Solo vini naturali - biologici e biodinamici - per una carta curata personalmente da Gen, seguendo una sola semplice regola: scegliere esclusivamente etichette che gli piacciono, di vignaioli che stima e che, nella quasi totalità dei casi, conosce personalmente.  La carta dei vini attraversa tutta l’Italia e sconfina anche all’estero  - dalla Francia alla Grecia, passando per la Spagna e l’est Europa - con scelte molto attente che prediligono sempre i piccoli produttori lontani dalle mode ed espressione sincera di un terroir. In alternativa, si possono gustare birre artigianali, sidro e una selezione di sake, ristretta ma estremamente curata.
 
mangiare

Una cucina votata al rispetto delle materie prime e della stagionalità che guarda alla tradizione, senza paura di reinterpretarla con garbo e con la giusta misura. Il cuoco Tito Di Silvestro lavora per riabilitare la memoria  delle parti povere della carne - ormai dimenticate in favore di tagli “più semplici” da trattare - e ama le verdure, che nel menu di ciotto non sono mai relegate al ruolo di contorno ma sono a tutti gli effetti protagoniste, in grado di conquistare anche il più convinto dei mangiatori di proteine animali. Le tecniche sono semplici e rigorose e le lunghe preparazioni esaltano la qualità e il carattere di tutti degli ingredienti.

Infine, pochi piatti - che è sempre possibile trovare in carta - e  un fuori-menu piuttosto ricco, che cambia molto spesso proprio per rispettare fino in fondo la freschezza degli ingredienti e celebrare davvero la stagionalità, con tutto ciò che di imprevedibile può portare con sé.

 

Gen e Tito hanno dato forma a un luogo che rispecchia il loro gusto e i loro valori, con il desiderio di condividerli con gli altri. Da questo punto di vista, l’idea di ciotto non sarebbe tale senza un rapporto speciale con i produttori, basato sulla conoscenza e sulla fiducia reciproca.

Società Agricola Corbari, Cascina Fraschina, Cascina Gaggioli, Azienda Agricola Sgariboldi: tutti i fornitori di ciotto abbracciano scelte etiche e sostenibili (biologiche o biodinamiche) - nel rispetto e nell’amore della terra che coltivano e degli animali che allevano - e si trovano tutti a poca distanza da Milano, con l’obiettivo di essere il più possibile a chilometro zero, fatte salve doverose eccezioni - come le spezie - che provengono da altre parti del mondo.

 
pranzo/aperitivo/cena

tel/whatsapp

+39 375 6365757

Via Nino Bixio 21, 20129 Milano

martedì - sabato

12.30-15.00 18.00-23.00 

chiuso

domenica e lunedì

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